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Il particolato aereodisperso è definito come l’insieme delle particelle atmosferiche, solide e liquide, con diametro aerodinamico compreso tra qualche nanometro e decine e centinaia di micrometri. Queste particelle vengono divise in frazioni in base alle loro dimensioni, la frazione di particolato con dimensioni dell'ordine di 10 micron viene definita PM10. Il particolato aereodisperso viene emesso in atmosfera da diverse fonti naturali (attività vulcanica, incendi boschivi) o antropiche (combustione di combustibili fossili e biomasse, traffico veicolare, attività industriali, incenerimento). La composizione chimica del particolato varia notevolmente a seconda della fonte e delle reazioni chimiche che avvengono in atmosfera.

Le particelle che formano il PM10 non vengono bloccate dalle barriere delle vie respiratorie umane. A seconda delle loro dimensioni, tali particelle possono essere inalate attraverso le narici e la bocca, passare attraverso la laringeorgano cavo e mobile, compreso tra la faringe verso l'alto e la trachea verso il basso, che costituisce la sezione iniziale del sistema respiratorio fino ad arrivare alla regione alveolare dove possono depositarsi nei bronchiSegmenti tubulari delle vie respiratorie, che si originano dalla biforcazione della trachea in due condotti principali penetrando nei polmoni e negli alveoliL'unità funzionale del polmone dove avviene lo scambio dei gas (ossigeno e anidride carbonica) tra il sangue dei capillari polmonari e l'aria che è presente negli alveoli., causando gravi problemi di salute. Il livello di PM10 nell’aria viene utilizzato come un indicatore di qualità, in quanto tali particelle sono vettori di inquinanti inorganici e organici, molti dei quali tossici e/o cancerogeni. Il governo italiano nell’agosto 2010 con il DL 155/2010 ha recepito la Direttiva Europea 2008/50/CE sulla qualità dell'aria, fissando per il PM10 un valore medio limite annuale e giornaliero rispettivamente di 40 e 50 μg/m3.

 

Ci espone l'argomento il Dr. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , docente di Chimica dell'Ambiente presso il Corso di Laurea in Scienze Ambientali e autore di molti articoli su riviste nazionali ed internazionali.

 

Il gruppo di ricerca di Chimica dell’Ambiente del DiSTABiF ha svolto uno studio sui livelli di PM10 registrati in una zona alla periferia di Caserta a partire da febbraio 2012 fino ad ottobre dello stesso anno. L’area oggetto di studio è caratterizzata da traffico di bassa-media intensità ed esposta agli effetti delle attività industriali presenti nella zona. Nell’ambito della ricerca sono state monitorate le variazioni temporali dei livelli di PM10, la composizione chimica delle particelle che formano il particolato e la loro distribuzione in funzione delle condizioni meteorologiche.

 

 

 

I risultati della ricerca evidenziano che il limite giornaliero previsto dalla vigente normativa è stato superato nel 13% delle misure eseguite, non si sono evidenziate differenze significative tra giorni lavorativi (lunedì-venerdì) e fine settimana, e ciò suggerisce che la principale fonte di PM10 nell’area oggetto di studio non è il traffico veicolare.


 

 

La concentrazione media di PM10 e la sua composizione chimica (determinata mediante strumentazione all’avanguardia presente nei laboratori del DiSTABiF) sono risultati principalmente influenzati dall’intensità e direzione del vento. Questo risultato ha evidenziato che la principale sorgente di inquinamento da polveri sottili  è l’attività industriale legata alla produzione del cemento, presente a pochi chilometri di distanza dall’area oggetto di studio.

 

 

 

 

 

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