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Dall'osservazione di una carta geografica europea il Mar Mediterraneo appare bordato da catene montuose che formano un ideale circolo: la catena delle Alpi si raccorda con le catene montuose delle Dinaridi ed Ellenidi nella penisola balcanica, sulla costa occidentale si può seguire una linea immaginaria che parte dalla cordigliera Betica in Spagna, continua sul bordo africano con la catena dell'Atlante e si raccorda con le catene montuose siciliane. Queste catene montuose sono il risultato dello scontro di due delle placche litosferiche in cui è divisa la superficie del pianeta Terra, la placca euroasiatica e la placca africana. Il fenomeno geologico che ha formato le catene montuose che bordano il Mediterraneo si chiama subduzione, questo avviene quando una placca litosferica scorre sotto un'altra placca; si tratta di un processo che impiega lunghi intervalli di tempo e determina l'accumulo di grandi quantità di energia nella litosferaparte più esterna del pianeta Terra che risponde con comportamento rigido alle deformazioni che si liberano improvvisamente dando vita ad eventi sismici.

La formazione delle catene montuose mediterranee è un evento recente nella scala dei tempi geologici ed in alcune aree del bacino è ancora in atto, una di queste zone è la catena montuosa degli Appennini, dove negli ultimi anni si sono registrati terremoti di intensità notevole per l'area europea. La catena degli Appennini è una delle zone del territorio italiano che presenta maggiori valori del rischio sismico, negli ultimi 10 anni si sono verificati degli eventi sismici di magnitudoquantità di energia che viene sprigionata all'ipocentro durante un terremoto di poco inferiore a 6, che a volte sono stati preceduti da sciami sismici, cioè intervalli di tempo in cui l'area è stata interessata da numerosi eventi sismici di intensità debole o moderata.

Negli ultimi decenni grazie alle nuove tecnologie disponibili per la misurazione dell'attività sismica si è potuto costruire un catalogo di terremoti, con la posizione degli eventi sismici e l'energia che questi liberano sotto forma di magnitudo. Dallo studio di questi dati si è osservato che talvolta prima dei terremoti di forte energia si registrano degli eventi sismici di bassa intensità che vengono chiamati foreshock (fore dall'inglese= anteriore, shock= scossa); mentre gli eventi principali sono seguiti da terremoti con energia in gioco via via decrescente, chiamati aftershock (dall'inglese after= dopo); mentre l'indicazione di questi ultimi è molto semplice, generalmente i foreshock vengono identificati solo dopo che è accaduto l'evento sismico principale.

Ci parla della ricerca il Dr.  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , docente di Fisica 1 presso il Corso di Laurea in Scienze Ambientali, e autore di molti articoli su riviste nazionali ed internazionali.

Alcuni fisici del Dipartimento di Matematica e Fisica (DMF) hanno messo a punto un modello statistico che implementa la distribuzione nello spazio e nel tempo degli eventi sismici foreshock in un modello di previsione di terremoti con magnitudo superiore a 6. Il modello statistico è stato sviluppato sulla distribuzione spaziale e temporale dell'attività sismica rilevata in California (Stati Uniti), una delle zone sismicamente più attive al mondo, sia per numero di eventi che per intensità; data la natura del modello questo è indipendente dalla sismicità storica dell'area e, quindi, può essere usato per la previsione dei terremoti anche in aree diverse.


Mappa della probabilità di accadimento di un terremoto con magnitudo maggiore a 6 nelle successive 24 ore, in un area di circa 16Km^2 .

 

Il modello è stato elaborato a partire dall'analisi di tutti i terremoti di magnitudo superiore a 6 che sono avvenuti in California negli ultimi 30 anni. Sulla base dei risultati sono state prodotte delle mappe di probabilità di accadimento di un sisma, dalla cui analisi si ricava una stima di probabilità di accadimento del sisma, che in alcuni casi è dell'ordine del 40 %.

 

Questo studio ha mostrato che gli eventi foreshock presentano un'organizzazione spaziale potenzialmente collegata alla magnitudo dell'evento sismico principale.

In questa prospettiva gli eventi foreshock rappresenterebbero le prime fasi della deformazione della litosfera in preparazione della scossa principale. A partire dallo studio dei foreshock avvenuti in passato si può riconoscere se in una determinata area è in atto una sequenza di eventi sismici che potrebbe portare ad un evento di magnitudo rilevante.

 

 

 

 

 

 

 


 

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