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Nel corso degli ultimi anni si è verificata un’ evoluzione nello studio dei reperti archeologici; alle analisi descrittive si sono affiancate indagini scientifiche con tecniche proprie di discipline come la chimica e la fisica. L'utilizzo di queste tecniche permette di ottenere ulteriori informazioni sui reperti storici, come la loro età, la loro struttura chimica e se questa è variata nel tempo, dati che migliorano il lavoro degli archeologi che possono ricostruire in modo più preciso quelli che erano usi e costumi delle popolazioni antiche.

Ci presenta la ricerca il Prof.  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. D'Onofrio, docente di Fisica presso i Corsi di Laurea in Matematica e Fisica, autore di molti articoli su riviste nazionali ed internazionali.

 

Alcuni fisici del Dipartimento di Matematica e Fisica (DMF) e del DiSTABiF nei laboratori del Centro CIRCE (Center for Isotopic Reserachs for Cultural and Environmentale heritage) della Seconda Università di Napoli hanno utilizzato la misura dei rapporti isotopici di Carbonio e Azoto, nonché quella dell’abbondanza di elementi chimici più pesanti in resti ossei per ricostruire le abitudini alimentari delle popolazioni antiche.

 

Le ossa sono composte all’80% di componente inorganica e al 20 % di componente organica, questa ultima si rinnova in circa 10 anni quindi è indicativa della dieta di un individuo negli ultimi 10 anni di vita. Al contrario delle ossa i denti si formano nei primi 10-15 anni di vita, quindi la loro analisi chimica dà informazioni sui primi anni di vita di un individuo.

Gli elementi chimici sono presenti in natura sotto forma di isotopi, ovvero atomi di uno stesso elemento con nuclei che sono formati dallo stesso numero di protoni, ma presentano una massa diversa a causa di un diverso numero di neutroni. La concentrazione dei diversi isotopi di uno stesso elemento ci dà indicazioni significative, per esempio sul tempo in cui questo elemento è rimasto fissato in un determinato composto, oppure sulla sua provenienza. Lo studio delle concentrazioni isotopiche viene fatto attraverso la spettrometria di massatecnica che permette di effettuare misure di alta precisione delle abbondanza degli isotopi di un elemento, questa si usa per misurare il frazionamento isotopico del Carbonio e dell’Azoto nella parte organica dell’osso.

Il cibo assunto con la dieta lascia dei “segni” caratteristici, evidenziabili attraverso l’analisi chimica e fisica dei reperti ossei, questo è possibile perché negli alimenti sono presenti degli elementi chimici chiamati "marcatori alimentari" che una volta assunti si fissano nel tessuto osseo dell'organismo. Ad esempio lo stronzio, il magnesio e il bario sono utilizzati per indicare una dieta a base di vegetali e prodotti ittici, in quanto sono stati ritrovati essenzialmente nelle ossa degli erbivori, dei pesci e dei molluschi, e nei cibi di origine vegetale. Al contrario lo zinco ed il rame riflettono una dieta a base di carni rosse, latte e latticini. La tecnica adoperata per individuare questi elementi si chiama spettroscopia atomica tecnica per la misurazione della concentrazione di atomi in un composto, i campioni vengono vaporizzati a temperature molto elevate, la concentrazione degli atomi viene determinata misurando l’assorbimento o l’emissione delle loro lunghezze d’onda caratteristiche, permette di individuare stronzio, zinco, piombo, presenti nella parte inorganica delle ossa. Gli elementi oligominerali (ferro, manganese, sodio, potassio) sono presenti nell'ambiente in cui viviamo ed attraverso l'acqua ed il cibo arrivano nell'organismo e si fissano nel tessuto osseo, lo studio della loro composizione permette di capire se un individuo ha vissuto sempre nello stesso luogo oppure si è spostato.

L’utilizzo di analisi chimiche sul tessuto osseo permette di ricostruire l’ambiente di vita di popolazioni antiche dal punto di vista nutrizionale e in materia di dinamiche residenziali dei singoli individui o di gruppi di essi e quindi di valutare variazioni economiche ed alimentari che si sono succedute nel tempo, consentendo un miglior inquadramento dei dati archeologici.

 

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