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Il fuoco è un fattore ambientale naturale in molti ecosistemi terrestri, nei quali esso ha influenzato la vegetazione fin dalla comparsa delle prime piante terrestri, tanto che le piante di ambienti frequentemente interessati dal fuoco hanno sviluppato strategie di sopravvivenza che consentono di ritornare, dopo un certo intervallo di tempo, alle condizioni pre-incendio.

 

 

Tuttavia ai nostri giorni gli incendi sono prevalentemente di origine antropica, legati a deliberati cambiamenti di uso del territorio da parte dell’uomo (per esempio conversioni di aree forestate in aree agricole), al frequente abbandono di campi coltivati in aree collinari e montane, con il conseguente ritorno di vegetazione naturale, spesso infiammabile , all’uso di specie infiammabili, come i pini, per il recupero di aree degradate, e infine a comportamenti negligenti in ambienti fortemente antropizzati adiacenti ad ambienti naturali o semi-naturali. Tutto questo genera un aumento del numero di incendi estesi e distruttivi. Questo fenomeno colpisce l'Europa meridionale, ed in particolare i Paesi a clima mediterraneo, dove, nel prossimo futuro, l’incidenza e l’intensità degli incendi potrebbe aumentare a causa dei cambiamenti climatici in atto.

 

 

Gli incendi, oltre che ad influenzare la vegetazione, potrebbero anche avere un impatto sul suolo e sugli organismi che questo ospita. Il passaggio del fuoco, infatti, può portare alla perdita di sostanza organica nel suolo, a cambiamenti delle condizioni microclimatiche (dovuti alla distruzione della vegetazione), con conseguente influenza sulle numerose specie di organismi ospitate nel suolo che contribuiscono alla biodiversitàvarietà della vita a tutti i suoi livelli (genetico, specifico e ambientale) e che svolgono importanti servizi ecosistemiciBeni (come cibo, acqua potabile) e servizi (quali depurazione dell’acqua, smaltimento dei rifiuti) forniti dagli ecosistemi all’umanità (Costanza et al. 1997, Nature 387:253-260), come la decomposizione della sostanza organica morta e il riciclo dei nutrienti.


Dello studio ci parla la Prof. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , docente di Ecologia presso i Corsi di Laurea in Scienze Ambientali e Biotecnologie, autrice di molti articoli su riviste nazionali ed internazionali

Alcuni ecologi del DiSTABiF hanno studiato l'effetto del fuoco sulla comunità fungina del suolo e su due gruppi della pedofaunafauna presente nel suolo molto diffusi: Acari e Collemboli. Lo studio è stato svolto presso la Riserva Naturale di Castel Volturno (CE), presa ad esempio di ecosistemainsieme degli organismi viventi e dell'ambiente fisico-chimico, che interagiscono tra loro mediterraneo, dove aree sottoposte a fuochi sperimentali di bassa intensità sono state confrontate con aree non disturbate, usate come controllo.

 

 

 

I risultati del lavoro hanno evidenziato che il fuoco influenza la comunità fungina e la pedofauna considerata sia direttamente, selezionando i gruppi più adattati ad esso, sia indirettamente, amplificando le variazioni stagionali di temperatura ed umidità e modificando la disponibilità delle risorse.

Dai dati ottenuti si evince che il "mosaico" di aree soggette ad incendi di bassa intensità e aree non bruciate, tipico di ambienti mediterranei, può far aumentare la biodiversità nel suolo, favorendo, su ampia scala spaziale, la contemporanea presenza di specie tipiche di ambienti bruciati e specie tipiche di ambienti non disturbati dal fuoco.

 

 

 


 

Il nostro gruppo sta portando avanti una ricerca sull'utilità della divulgazione di risultati della ricerca scientifica attraverso siti internet ed i social network. Rispondendo ad un semplice questionario potrai aiutarci a capire quali sono le modalità migliori per comunicare i risultati delle ricerche svolte in campo ambientale.